LA CITTA’ DELL’UTOPIA A CAMPOMAGGIORE
di rossellagrenciLe serate estive le dedico alla scoperta di luoghi vicini dove poter trascorrere un momento piacevole. Nella mia provincia è un pullulare di feste e spettacoli, alcuni dei quali tendono a valorizzare dei luoghi che hanno una storia antica. Come lo spettacolo a cui ho assitito ieri sera e che mi ha sorpreso per la storia, il testo, i professionisti (attori, ballerini e danzatori aerei) oltre che per gli effetti scenici. Si intitola LA CITTA’ DELL’UTOPIA, e sarà in scena presso i ruderi di Campomaggiore Vecchia (Potenza), ancora per altre due sere del prossimo fine settimana. Lo scenario dei ruderi di notte, poi, è davvero fantastico, come il sogno di cui parla lo spettacolo…
La storia di Campomaggiore, infatti, è speciale:
Verso la fine del XVIII secolo, in un pezzo minuscolo di territorio lucano, trovano concretezza le idee di socialisti utopisti europei come Henri de Saint Simon, Charles Fourier e Robert Owen. A Campomaggiore Vecchio, la visione illuminata di una famiglia di signori favorisce l’instaurazione di una società equilibrata, fondata sull’ideale cooperativo. Teodoro Rendina, su progetto dell’architetto Giovanni Patturelli, allievo di Luigi Vanvitelli, fonda un borgo con strade larghe e ortogonali dove a ciascuno viene consentito di costruire una casa e avere due tomoli di terra. Nel giro di circa 140 anni, dal 1741 al 1885, la popolazione, frutto di una feconda mescolanza di genti pugliesi, campane e autoctone, cresce in maniera vertiginosa, da circa 80 a1525 unità. Vengono organizzati stalle e porcili, viene introdotta la coltivazione della vite e dell’ulivo, viene avviato un orto botanico dove crescono pini marittimi e, addirittura, un esemplare di sequoia. Il sogno della città dell’utopia si spezza bruscamente il 9 febbraio del 1885 quando un movimento franoso, lento e inesorabile, costringe la popolazione ad abbandonare le case per cercare rifugio altrove. Si interrompono i progetti di vita, le speranze di progresso, l’incanto di un luogo magico. Forse. O forse no. Forse l’utopia è connaturata al sogno, è qualcosa che cammina sulle gambe dei puri, dei visionari, è un nibbio che vola radente su un campo di grano. La storia dolce e amara di Campomaggiore Vecchio rivive nello spettacolo ideato e diretto da Gianpiero Francese, in una favola per sognatori, per bambini da zero a 99 anni.
LO SPETTACOLO
Un soldato ritorna da una guerra inutile. Non trova più niente del suo paese, tutto è stato distrutto dalla frana del 1885. La sua sposa non ha voluto abbandonare la sua casa e si è lasciata morire. In una notte magica il soldato incontra tutti i personaggi protagonisti del grande progetto della Città dell’Utopia. Il Conte Rendina, Il parroco, ma anche e soprattutto personaggi immaginari, Orbis (figlio della terra), La Sibilla tessitrice (il tramite tra l’uomo e il divino), La Luna, che lentamente riescono a trasformare gli incubi di guerra del soldato nel sogno della ricostruzione della Città dell’Utopia. Lo spettacolo attraverso l’intervento della danza aerea, di splendide danze e costumi oltre alla recitazione di attori di fama nazionale punta a rivalutare un sito che vale la pena visitare per il suo fascino e per la sua magia: Campomaggiore Vecchio.
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