lunedì 14 febbraio 2011

Per l’Organizzazione mondiale della democrazia

di Matteo Mainardi

C’era una volta la democrazia. C’è ora la “democrazia reale” quale morbo di difficile asportazione dalla maggior parte dei paesi occidentali. La tendenza sempre più trasversale a livello europeo è quella di rafforzare e consolidare definitivamente quel principio di maggioranza che si basa sui valori espressi dalle leggi più che dai principi ispirati dalle costituzioni, posti a tutela e garanzia delle minoranze e della loro pluralità.

La degenerazione in atto va affrontata come vera e propria malattia, potenzialmente mortale, dell’ideale democratico. Al Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito di Tirana, nel 2001, era stata lanciata la sorprendente proposta di un’Organizzazione mondiale “della” e “delle” democrazie. La tutela sovranazionale dei diritti democratici – diritti universali storicamente acquisiti come “naturali” - deve essere obiettivo fondamentale della politica contemporanea, obiettivo da perseguire con la nonviolenza che il Parlamento europeo (nella sua Risoluzione sui diritti umani nel mondo, approvata nel 2008) aveva definito “lo strumento più adeguato per promuovere l’affermazione dei diritti umani fondamentali”.
La risoluzione è rimasta tuttora senza alcuna conseguenza, senza alcun atto concreto o impegno di bilancio da parte delle istituzioni UE e dei partiti politici europei, ma credere in un’Organizzazione mondiale “della” e “delle” democrazie non può restare ancora per molto un sogno effimero.

Il mio consiglio? Partiamo proprio da un dialogo aperto su “cos’è una democrazia”, quell’unità base di un sapere civico che, come recita la famosa vignetta, rischia di diventare un “poter eleggere i propri dittatori!”.

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