Nella stanza dei bottoni
di ILBETTA
Si respirava una strana atmosfera. Abituato all'energia di pensieri ed azioni umane, lì tutto sembrava statico. La bellezza del palazzo veniva soffocata dall'asettica gestione a museo delle stanze. Le persone presenti apparivano spettatori di una messa in scena mediocre.
C'era un contrasto evidente tra ciò che rappresentava e ciò che effettivamente era. Da un lato il potere, seppur territoriale. Dall'altro un'inconsistenza operativa, seppur d'importanza strategica.
Il campanello d'allarme principale rimaneva comunque negli sguardi. Privi di entusiasmo. Svuotati di quel calore in grado di innescare la miccia delle idee. Semmai nei loro occhi si poteva intravedere un misto di spirito di realizzazione e di disinteresse ben poco mascherato.
Leggende narrano che ciò sia il risultato di un meccanismo contorto che omologa chiunque ne diventi parte. Ciò che dovrebbe essere un ottimo punto di partenza per diffondere le proprie capacità, diventa un inesorabile punto d'arrivo, scandito da denaro in eccesso e dispersione di competenze (il termine talenti sarebbe inadatto).
Comunque sia da quel palazzo uscivo con un gran senso di frustrazione. Ad un'unica speranza rimanevo ancorato. Che domani qualcosa potesse cambiare. Che quell'astrattezza politica diventasse concretezza sociale. Tutto questo come? Partendo dal buon esempio. Non smettendo mai di fare bene quello che si sa fare. Impegno, determinazione e perché no, fantasia. Solo così magari si sarebbero potute allontanare leggende scomode e far avanzare un nuovo modello di gestione di un Paese.
Quel domani è arrivato!
C'era un contrasto evidente tra ciò che rappresentava e ciò che effettivamente era. Da un lato il potere, seppur territoriale. Dall'altro un'inconsistenza operativa, seppur d'importanza strategica.
Il campanello d'allarme principale rimaneva comunque negli sguardi. Privi di entusiasmo. Svuotati di quel calore in grado di innescare la miccia delle idee. Semmai nei loro occhi si poteva intravedere un misto di spirito di realizzazione e di disinteresse ben poco mascherato.
Leggende narrano che ciò sia il risultato di un meccanismo contorto che omologa chiunque ne diventi parte. Ciò che dovrebbe essere un ottimo punto di partenza per diffondere le proprie capacità, diventa un inesorabile punto d'arrivo, scandito da denaro in eccesso e dispersione di competenze (il termine talenti sarebbe inadatto).
Comunque sia da quel palazzo uscivo con un gran senso di frustrazione. Ad un'unica speranza rimanevo ancorato. Che domani qualcosa potesse cambiare. Che quell'astrattezza politica diventasse concretezza sociale. Tutto questo come? Partendo dal buon esempio. Non smettendo mai di fare bene quello che si sa fare. Impegno, determinazione e perché no, fantasia. Solo così magari si sarebbero potute allontanare leggende scomode e far avanzare un nuovo modello di gestione di un Paese.
Quel domani è arrivato!
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