domenica 24 aprile 2011

Illegalità italiane e forza della nonviolenza

di Matteo Mainardi

All’articolo 135, la Costituzione italiana è tassativa nel fissare in 15 i membri di cui si compone la Corte costituzionale. Dal 21 novembre 2000 al 24 aprile di nove ani fa, accadde invece che la Consulta operò e deliberò con soli 13 membri e, quindi, in assenza del plenum costituzionale. Ciò minò il funzionamento di organi costituzionali di primaria importanza andando a generare un vulnus di illegalità.

Era al Parlamento, in seduta comune, che spettava il compito di reintegrare il plenum di fondamntale importanza sia dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista legale e costituzionale. Per l’elezione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti dell’Assemblea per i primi due scrutini; la maggioranza dei tre quinti a partire dal quarto scrutinio. Il Parlamento si riunì ben 19 volte, ma ogni tentativo naufragò sull’impossibilità di trovare un accordo tra i partiti e le coalizioni. Solo il 24 aprile 2002, i due giudici costituzionali vennero finalmente eletti. Come?
Per ottenere questo risultato sono occorsi 7 giorni di sciopero della fame e della sete di Marco Pannella, nell’ambito di un’iniziativa nonviolenta che proseguì successivamente per il reintegro del plenum della Camera dei deputati.

Perchè ricordare dopo 9 anni questa vicenda? I motivi sono diversi e si possono semplificare genericamente nell’incostituzionalità legalizzata e manifesta dei meccanismi che regolano le nostre Camere. Un altro punto è però preminente: la forza della nonviolenza, il mettere in campo il proprio corpo per dare forma e vita ad un’ingiustizia palese.
Anche oggi, ormai dal 20 aprile, Marco Pannella è in sciopero della fame per denuniare la mancanza di democrazia in questo Paese. C’è chi dirà “che palle” e c’è chi si sforzerà di capire le ragioni di una battaglia.

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