martedì 3 maggio 2011

Milano ai milanesi! Ma per farla diventare una città migliore e più “green”

di Matteo Mainardi

Milano è a pochi passi dalle urne, la clessidra che scandisce il tempo della campagna elettorale è ormai arrivata a riversare ogni singolo granello di sabbia. Pisapia o Moratti? La partita è aperta ed il manico del coltello – o meglio, della matita con cui apporranno la loro scelta sulla propria scheda elettorale – è in mano ai milanesi

La città è stanca del potere clientelare che regna a Palazzo Marino e il desiderio di cambiare il clima è palpabile. L’amministrazione Moratti si configura come un fallimento a cielo aperto che nasce dal degrado di una classe politica, quella del centrodestra, e dal disfacimento di un tessuto urbano estremamente fragile che mostra ormai una “città privata”, ad uso e consumo elettorale.
Tornare indietro? Si può. Il primo punto deve essere il rispetto delle regole; la truffa elettorale sulle liste di Formigoni (coalizione Pdl-Lega) ha mostrato la natura dell’illegalità fatta sistema con la candidatura avvenuta attraverso firme false, ha mostrato il fallimento di un federalismo burocratico e statalista ed il tradimento della rivoluzione liberale. L’alternativa che serve a Milano – e all’Italia – è quella del federalismo europeo, della laicità e, in particolare, della trasformazione ecologica della città, come chiesto dalla campagna referendaria su Milano ideata da Marco Cappato – capolista della Lista Bonino-Pannella -, e sulla quale i milanesi hanno apposto circa 24mila firme.

Per rivoluzionare – in meglio – Milano basterebbe garantire le regole del libero mercato ed un welfare vero ed utile per i bisognosi. Basterebbe spezzare la rete clientelare del piano di gestione del territorio che, illogicamente, già prevede 400mila abitanti in più all’interno di una città allo stato attuale sovrappopolata. Per fare ciò serve trasparenza e per questo un’anagrafe pubblica degli appalti, degli eletti, dei nominati, serve il divieto di cumuli di cariche e stipendi.

Oggi il Comune di Milano, più che buona amministrazione, fa affarismo: dagli aeroporti alle autostrade, dall’energia alle mense scolastiche, per poi non avere abbastanza soldi per i senzatetto, per gli anziani, per i disabili. Serve una conversione dei fondi verso il welfare, vero ed utile, e sugli investimenti per il futuro, come quelli ecologici: sul risparmio energetico, sulle rinnovabili, sulle nuove tecnologie. In questo momento bisogna scoraggiare l’uso dell’auto attraverso la tariffazione del traffico, l’investimento sui mezzi pubblici, le pedonalizzazioni; bisogna garantire un futuro verde dopo l’Expo e la riapertura dei Navigli.

Il programma ambientale della Moratti alle scorse elezioni era molto innovativo ma si è risolto, di fatto, in una serie di progetti restati per lo più sulla carta. Oggi la berlusconiana Letizia torna a fare le promesse che fece 5 anni fa su un progetto che lei stessa ha abbandonato ed affossato.

Ma oggi Milano può cambiare. Ma oggi Milano si muove. Ma oggi Milano è in mano ai milanesi.

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