Né il giorno né l’ora
di Jacopo Nacci
In primavera, però, Issels annunciò che non poteva fare altro. Marley venne riportato a Miami. Fece promettere a David Steinberg, suo avvocato, che non avrebbe avuto pace finché la sua famiglia non avesse posseduto i diritti di tutte le sue canzoni. “Non piangere, mamma” disse poi a Ciddy: “starò bene. Sono andato a preparare un posto.” Morì l’11 maggio 1981 subito prima di mezzogiorno, quaranta ore dopo aver lasciato la Baviera.
In quel momento, a Kingston, Judy Mowatt sedeva nella veranda della propria abitazione quando il cielo venne scosso da tuono fortissimo; un fulmine attraversò la finestra aperta e rimbalzò su una foto incorniciata di Bob. Terrorizzati, i suoi bambini si misero a piangere; dopo averli calmati, Judy accese la radio e sentì annunciare la notizia della morte di Marley.
Il profeta Gad aveva fatto sapere che alla morte di Marley voleva per sé l’anello di Selassié: si diceva che fosse una preziosa reliquia contenente frammenti dell’anello di Salomone. Da che Bob esalò l’ultimo respiro fino a quando la sua bara venne sigillata per trasportarla a Nine Miles, la campagna di Gad per ottenere il mistico dono fu implacabile, sebbene condotta con tale riserbo e destrezza, che la stragrande maggioranza delle persone vicine al defunto neppure immaginò l’importanza dell’anello. Non seppero mai da dove venisse, né pensarono mai di domandare che ne sarebbe stato.
Molti chiesero notizie dell’anello per conto del profeta Gad — da Skilly Cole a Pee Wee Fraser all’intero consiglio dirigente della setta (compresi molti giamaicani importanti che misero a parte la famiglia Marley della loro appartenenza alle Tribù al solo scopo di collaborare alla ricerca dell’anello) — ma nessuno di loro sapeva che Bob se lo era tolto subito prima di lasciare la Baviera e lo aveva affidato a Diane. Dapprima aveva meditato di lasciarglielo in custodia perché lo passasse a Ziggy quando fosse giunto il momento ma poi aveva deciso che non stava a lui decidere a chi darlo — oltre agli altri tre bambini di Rita (Cedella, Stevie e la piccola Stephanie), Marley aveva riconosciuto legalmente altri sette figli, avuti da altrettante donne (Makeda Jahnesta, Karen, Rohan, Robbie, Kimani, Julian e il figlio di Cindy Breakspeare, Damien) e adottato Sharon, figlia di Rita.
Poco più di un anno prima, la nipote e il nipote di Selassié avevano fatto visita a Marley. L’incontro era avvenuto nella casa di Miami dove Bob aveva sistemato Cedella e i suoi figli qualche tempo prima. Cedella ricordava che a un certo punto, mentre chiacchieravano, Bob aveva indicato l’anello, che non si toglieva mai, e aveva chiesto ai nipoti di Selassié se fosse veramente appartenuto al nonno. Ottenuta risposta affermativa, era rimasto in silenzio per qualche istante e poi, dolcemente, senza enfasi ma con un tremore nella voce che la madre non avrebbe mai creduto possibile, aveva detto: “Sapete, a volte l’anello mi brucia il dito, come fuoco“.
Quando il suo corpo venne esposto nella camera ardente, in Giamaica, Robert Nesta Marley portava l’anello al dito; la bara fu sigillata con una cerimonia a porte chiuse e le dispute sull’anello ne seguirono la sorte. Si narra che quel giorno la rabbia del profeta Gad giungesse al culmine, superando ogni descrizione. Qualche tempo dopo, Diane Jobson ricevette la visita di alcuni esponenti di rilievo delle Dodici tribù d’Israele, che le presentarono un conto di tremila dollari per il rito religioso officiato dalla setta in occasione del funerale. Sgomenta, rifiutò di pagare.
La delegazione si rivolse allora a Cedella Marley Booker, pretendendo di sapere che ne fosse stato del mistico lascito di Salomone. Sulle prime, la donna non riuscì a capire a cosa mirassero. Da qualche tempo, si era convertita anch’ella al tafarismo e così cominciò a discutere con loro delle Scritture e in particolare dell’Apocalisse; parlò del profeta Daniele, che nel sesto secolo secolo avanti Cristo aveva previsto disgrazie che sarebbero accadute fra il 1948 e la fine del ventesimo secolo, come preludio all’Apocalisse. Si lamentò della madrina di Bob, Roslyn Downs, che non si era mai curata di lui e adesso si stupiva sentendo dire che il figlioccio era un profeta. Cedella disse che provava pietà di lei e quindi citò ad alta voce Matteo (25, 13): “Attenti, dunque, poiché non sapete né il giorno né l’ora”.
I leader delle Dodici tribù si stavano spazientendo. Dov’era finito l’anello? “L’anello è tornato donde era venuto, come Bob” rispose Ciddy ancora immersa nella meditazione, con il capo chino. “Ma dove?” le chiesero. Dov’era l’anello? Dov’era esattamente l’anello di Salomone? La donna alzò lo sguardo, stringendo gli occhi mentre scrutava i suoi interlocutori. Poi la sua espressione si distese e sulle sue labbra apparve un sorriso. Aveva capito che quelle persone, che si dicevano rasta, non sapevano realmente dove si trovasse l’anello.
“L’anello è tornato donde era venuto” ripetè con voce calma ma ferma: “Orna nuovamente la mano di Sua Maestà”.
“E voi” aggiunse, ancora più calma “non sapete né il giorno né l’ora.”
Timothy White, Bob Marley – Una vita di fuoco
Traduzione di Alessandro Achilli
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