sabato 21 maggio 2011

La Cina propagandista con la sponda dell’Italia

di Matteo Mainardi

Sapete che questa è la “Settimana Culturale del Tibet“? E lo sapete che domenica 22 maggio ci sarà la chiusura di questa “Settimana” a Roma?

Curiosa la promozione di quest’evento e riprovevole la definizione che la Repubblica Popolare Cinese da di questa iniziativa propagandistica: “Celebrazioni per il Sessantesimo Anniversario dell’Emancipazione Pacifica del Tibet”. Emancipazione pacifica? Ci chiediamo come possa rappresentare un modello di pace l’invasione cinese del 1949, l’imposizione di accordi – peraltro mai riconosciuti dalla comunità internazionale – nel 1951, la seguente distruzione di edifici di culto, la dura repressione dei leaders, dei monaci tibetani. E come dimenticare l’uccisione di 87.000 uomini, donne e bambini tibetani da parte dei cinesi nel 1959?

Insomma, tanti termini si possono utilizzare per descrivere i rapporti Cina-Tibet fuorché quelli di “Emancipazione Pacifica”. La Cina assassina continua ad impedire il ritorno degli esuli tibetani nella propria terra d’origine e la distruzione del Tibet va tuttora avanti.

In tutto ciò però c’è un fatto ancora più odioso per noi europei: questa presentazione della questione tibetana come “finalmente liberata ed emancipata” avviene con la piena consapevolezza e collaborazione del Ministero degli Esteri italiano. L”Ambasciata della RPC si ritrova infatti insieme all’associazione Uni-Italia (costituita il 30 luglio 2010 tra il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e la Fondazione Italia-Cina) nella promozione dell’evento.

Bene. I Radicali – con l’Associazione Donne Tibetatane e con l’Associazione NITOBE - il 10 marzo hanno manifestato davanti all’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia per il 52° anniversario dell’invasione del Tibet. Ora torneranno alla carica, armati di sole voci da alzare al cielo, la prossima domenica 22 maggio. Si ritroveranno alle 18.30 a Roma davanti all’Auditorium Parco della Musica.

Che ne dici di partecipare per difendere i diritti umani?

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