giovedì 2 giugno 2011

Egitto e violenze: il silenzio dell’Europa

di Matteo Mainardi

Salwa ha 20 anni ed ha trovato il coraggio per denunciare la sua vicenda ad Amnesty International.
Nell’Egitto “post-Mubarak”, in quella terra in transizione dalla dittatura a chissà cos’altro (ed in quell’incertezza ricade tutta la responsabilità dell’occidente), Salwa venne presa dai militari e legata. La piegarano al suolo schiaffeggiandola come non fosse una persona. Presero un paralizzatore elettrico ed iniziarono a sottoporla a scosse ripetute. Gli insulti erano poca cosa rispetto al dolore fisico, al senso di umiliazione, al non riconoscersi come essere umano. Fu obbligata a spogliarsi, qualche soldato scattò fotografie tra una risata e l’altra frammista al dolore della giovane ragazza. Ed ecco un medico, il camice bianco. Salwa venne sottoposta al “test di verginità”.
Era il 9 marzo 2011.
Se il test fosse risultato negativo l’accusa era già sul piatto: “prostituzione”.

Prostituzione punita penalmente, nell’Egitto odierno, come crimine di guerra; accusa di prostituzione usata come arma per punire le giovani manifestanti scese in piazza Tahrir per rivendicare i propri diritti, una democrazia ed una giustizia finalmente giusta.
A quanto pare al Consiglio supremo delle forze armate non piace tutto questo attivismo. A quanto pare non piace nemmeno all’occidente di oggi che guarda e tace.

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