Il mio Pride
di Matteo MainardiTutti raccontano l’EuroPride di Roma. Ora mi aggancio anch’io con questo piccolo percorso fotografico che comprende una piccola parte di miei scatti.
Lesbiche, gay, transessuali, bisessuali, eterosessuali, intersex, queer. A Roma per una giornata tutto ciò non ha avuto rilevanza. Uomini e donne si sono baciati senza troppi timori alla pari di persone dello stesso sesso. Le Famiglie omosessuali hanno portato per mano i propri bambini e lo “scandalo” ha rappresentato un termine di cui non si conosceva il significato.
Tanti carri come in un grande carnevale, una sfilata immensa di sorrisi che avvolgevano chiunque. L’allegria e la gioia del sentirsi “uguali” e “normali” accetando le differenze affettive e sessuali ha reso la Capitale un luogo quasi irriconoscibile, ha fatto emergere l’Italia non rappresentata: quella che si diverte e sa divertirsi. Nonostante tutto.
“L’amore tra uguali non è così diverso” recitava qualche cartellone. Amore: la parola che sabato è stata sulla bocca di tutti, quasi a voler tracciare un argine tra la sessualità omosessuale e l’affettività omosessuale. Quasi a voler indicare che il vero punto di vista quando si parla di diritti LGBTEIQ è quello del reciproco sentirsi presenti, il sentirsi coinvolti in una relazione che, seppur non “tradizionale”, rimane la più tradizionale, la più antica, la più bella.
Dal sesso ai sentimenti, quindi. Perchè l’Amore è un diritto umano.
E tra le risate sono spiaccate quelle meravigliose persone che non hanno paura del proprio corpo e che tranquillamente sanno giocarci. Persone che come bambini – forse proprio perchè senza la paura di non essere più puri come bambini – si travestono e sanno creare l’atmosfera di una grande festa. Una grande festa dei diritti.
Ed in mezzo a tutto ciò i carri delle associazioni LGBTEIQ e quelli dei partiti da sempre al fianco dei “mai pari”. Tra questi il carro dell’Associazione Radicale Certi Diritti. In quel carro c’ero anch’io e tra tanti amici anche Marco Pannella, Rita Bernardini, Marco Perduca, Sergio Rovasio, Irene Testa.
La folla festante ha travolto ogni speranza di poter essere tristi. Sembrava quasi ci fosse stata una selezione all’entrata per tenere fuori le persone senza sorriso. Ma queste persone non sono mai state tirate fuori. L’inclusione era nell’aria ed all’EuroPride nessuno veniva emarginato.
Musica di ogni genere a seconda del carro. Techno? Anni ’70? Commerciale? O sigle dei cartoni animati? L’importante all’EuroPride è stato ballare e divertirsi.
Ed in mezzo a tutto ciò… che importanza ha essere L, G, B, T, E, I, Q?
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