martedì 14 giugno 2011

Il voto liberista. La stupidità della CEI

di Matteo Mainardi

Il liberista crede nel libero mercato, crede che la concorrenza sia la miglior forma di regolazione delle dinamiche economiche. Il liberista osteggia i monopoli e gli oligopoli. Il liberista alla consultazione referendaria appena conclusa avrebbe votato quattro SI.
Perché?

Il primo quesito prevedeva l’abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione di servizi pubblici locali ad operatori economici privati. Il liberista, come precedentemente detto, sa che nella realtà, e non solo nella teoria, esistono dei monopoli naturali. Esempio ne è appunto il servizio idrico: non è tecnicamente possibile prevedere la compresenza di più operatori sullo stesso territorio, non è quindi possibile instaurare un regime di concorrenza. Il liberista si affiderebbe mai ad un monopolio? “No, ma anche nel caso di completa partecipazione pubblica resterebbe un monopolio”, potrebbe obiettare qualcuno. Certo, è innegabile, ma forse avrebbe più controllo da parte del cittadino-utente. Il che è preferibile alla libertà assoluta di azione da parte di un operatore (questa rientrerebbe in quello che qualcuno definisce “liberismo selvaggio” ma, molto semplicemente, non è affatto liberismo).

Il secondo quesito prevedeva l’abrogazione delle norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore. Il liberista qui avrebbe potuto fare due ragionamenti: è giusto remunerare l’operatore in percentuale all’investimento effettuato (quindi senza dare importanza alla portata ed alla qualità dell’investimento, ma solo alla portata quantitativa) od è giusto lasciare operare il gestore liberamente (quindi metterlo nella condizione di tenere servizi idrici scadenti e bassa remunerazione o fare migliorie che ne aumenterebbero il profitto)? Il liberista, infatuato della “mano invisibile” in un contesto ben regolamentato avrebbe quasi sicuramente scelto la secondo ipotesi.

Il terzo quesito prevedeva l’abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare. Il liberista qui avrebbe fatto un semplice calcolo costi/benefici. Cosa avrebbe scoperto? Che il nucleare semplicemente… non conviene!

Il quarto ed ultimo quesito prevedeva l’abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale. Il liberista crede che il mercato abbia bisogno di regole e fa spesso l’esempio di una partita di calcio. Perché questo sport piace così tanto? Perché ci sono delle regole, ci sono degli arbitri e dei guardalinee, il gioco è trasparente e si instaura una concorrenza tra i vari giocatori in campo. Ecco, la stessa cosa dovrebbe accadere nel mercato dove per prima cosa “la legge deve essere uguale per tutti” e “nessuno deve poter essere più uguale degli altri”.

In conclusione, il liberista avrebbe votato quattro SI alle ultime consultazioni referendarie e la CEI dimostra solo grande stupidità nel dichiarare: “La progressiva erosione dei totem liberisti si può leggere a proposito dei due quesiti sull’acqua”.

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