Che c’entra l’adozione con l’omo-matrimonio?
di Matteo Mainardi
Dopo l’apertura al matrimonio omosessuale nello Stato di New York, anche in Italia si è accesa una piccola discussione sul tema. Tante le tesi a favore e contrarie che si possono ritrovare sul web ed a volte – spesso – anche tanta confusione.
E’ il caso in cui mi sono infatti imbattuto poco fa: stiamo parlando di un blogger che titola un suo post “Mille volte sì ai matrimoni gay, ma con forti limitazioni“. E quali saranno queste limitazioni?
Scorrendo l’articolo possiamo notare:
“la concessione di questo giusto diritto non deve far pensare alla concessione di un altro, l’adozione”
Opperbacco, mi chiedo. E questo che c’entra? Se il matrimonio omosessuale (e non chiamiamolo “gay” perchè l’apertura non riguarda solo il percorso insieme di due uomini) è un diritto della coppia, l’adozione è più che altro un diritto del bambino. Quest’ultimo ha infatti diritto a diventare “figlio” e non restare per sempre orfano. Questo è il punto.
In Italia ci sono 34.000 bambini orfani e tante coppie che vorrebbero adottarli. Qui non è importante il diritto della coppia omosessuale a diventare coppia genitoriale, ma prima di tutto è importante il diritto del minorenne ad avere una famiglia, qualsiasi essa sia.
Superficiali sono poi le considerazioni, seguendo sempre il blogger in calce, del tipo:
“Due uomini o due donne non possono procreare, quindi non è pensabile allargare le adozioni a coppie omosessuali. Un bambino deve avere di fronte ai suoi occhi un uomo e una donna, poi sceglierà la sua strada affettiva e sessuale da solo, ma non perché inserito in un contesto preciso”.
Perché definisco superficiale questa posizione?
Soprattutto per le motivazioni fornite dall’autore quando, ad esempio, giustifica la non adottabilità con il fatto dell’impossibilità di procreazione. Bè, allora questo dovrebbe valere anche per le coppie non fertili o, estremizzando, per i ciechi a cui non andrebbe fornito cibo per il semplice motivo che in natura non se lo potrebbero procacciare autonomamente. Decisamente folle!
Poi c’è il fatto che il bambino dovrebbe dover avere di fronte “un uomo ed una donna”, dice il blogger. Ecco, questo è il punto. Il bambino dovrebbe. Ma non ha perchè è orfano – altrimenti non sarebbe adottabile – e quindi piuttosto che crescere in un istituto è comunque meglio che cresca in una famiglia, di qualsiasi tipo. Purchè sia famiglia. Purchè gli dia amore.
La conclusione dell’autore che parla di preferenza sessuale del bambino preferisco non commentarla. Il ridicolo sfiora qui ogni limite dato che si pensa che una famiglia omosessuale impongo al figlio od alla figlia di essere omosessuale. Meglio lasciare perdere!
LA RISPOSTA DI G.E. A QUESTO POST
Vai al blog di Matteo Mainardi
