Il biglietto della vergogna
di Matteo MainardiCi sono stragi che si consumano quotidianamente vicino a noi, nelle nostre città.
Stragi bianche, stragi non ascoltate perchè inudibili, stragi non di uomini ma comunque configurabili come tali.
Ci riferiamo in modo particolare ai delfinari, quei circhi acquatici regni di sofferenze e morti troppo premature e troppo ridicolizzate. Portiamo i bambini ai parchi acquatici a vedere questi mammiferi saltare, sbattere le pinne, fare versi striduli ed a noi sembrano felici, sembrano divertirsi tanto. Ma è così?
Il Dossier Delfinari e Oceanari dell’Associazione Animalisti Italiani del 2003 ed un recente libro intitolato Delfinari: manicomi per delfini ne danno uno spaccato tragicamente diverso.
Se un delfino in natura ha una vita di media di 45 anni, come si spiega che nei delfinari ne vivono al massimo 7? Forse i numeri non rendono l’idea, ma è come se in Italia i bambini morissero prima dei 13 anni, data l’età media ad 81 anni. Una strage. Taciuta.
Ma perchè questo abbassamento della vita media? I delfini sono mammiferi abituati a percorrere in mare centinaia di chilometri al giorno e toccare profondità fino ai 200-300 metri, cosa che non gli è assolutamente permessa in piccole vasche di qualche centinaio di metri di circonferenza. Oltretutto sono animali da branco, intelligenti e sensibili. Come fanno a stare soli, o con qualche altro esemplare, in piccole vasche piatte e senza alcuna attrazione? Tantissimi sono i disturbi comportamentali, dalle aggressioni tra simili a fenomeni che dovrebbero far vergognare gli esseri umani: quello delle madri che annegano i propri cuccioli appena nati e poi si suicidano violentemente o si lasciano morire.
Su questo fatto un altro dato è interessante: il 49% dei delfini in cattività nasce già morto. Della restante parte che riesce a nascere, il 22% muore entro il primo anno di vita.
Da cosa sono date queste morti? Oltre ai fattori fin’ora descritti ci sono sicuramente anche le sostanze chimiche usate per tenere limpida l’acqua delle vasche, sostanze che provocano dermatiti, infezioni agli occhi e tantissimi altri problemi.
In questo spaccato è esclusa poi la parte relativa all’addestramento che avviene attraverso privazione del cibo o l’isolamento il piccole vasche.
E la legge italiana ed internazionale che dice di fronte a tutto ciò? Purtroppo permette tutto se finalizzato a “scopi di ricerca” non meglio precisati. Ricerca inutile, tra l’latro, perchè lo studio comportamentale in habitat artificiale e stressante non può portare a conclusioni valide ed riapplicabili poi in ambiente naturale.
Nel frattempo noi andiamo ai delfinari, ci portiamo i nostri figli, i nostri nipoti. E crediamo che quei delfini siano felici, che siano allegri e spensierati. Vorremmo quasi fare la loro vita, così leggiadra. Nessuno di noi pensa mai al male che gli infliggiamo pagando quel biglietto per vederli morire.
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