domenica 21 agosto 2011

Piazza Tito Lucrezio Caro, un angolo dove il tempo scorre lento

di Milangeles

Un particolare di Piazza Tito Lucrezio Caro di sera

In tutte le grandi città ci sono luoghi non turistici, dove anche i residenti passano distrattamente, diretti altrove. A Milano uno di questi luoghi è piazza Tito Lucrezio Caro.

I più la conoscono soprattutto perché lì c’è lo Spazio Forma, tempio della fotografia allestito in un ex deposito di tram riadattato in chiave moderna. Chissà quanti l’hanno attraversata, o almeno costeggiata, di sfuggita, prima di entrare a visitare una mostra. Altri, magari un po’ più avanti negli anni, associano la piazza all’Itis Giacomo Feltrinelli, che sorge al lato opposto e che pure ha una storia antica.

Quella dedicata a Tito Lucrezio Caro è una piazzetta con poche panchine di pietra smussate dal tempo. Intorno, sul lato esterno, un po’ di prato, qualche margherita, una fontanella. Più all’interno, una pavimentazione di brecciolino che sa di anni di scarsa manutenzione. Ma il bello sono gli alberi possenti, che hanno l’aria di essere lì da molto prima di tutto. Di giorno le loro fronde garantiscono il fresco. Di notte, quando a illuminare la piazza ci sono solo le luci degli edifici circostanti, sono loro i guardiani delle aiuole e del silenzio.
Siamo nel quartiere Ticinese, a pochi passi da una zona affollata come i Navigli, eppure in questo luogo dell’aspetto decadente regna la quiete. E’ un posto adatto per pensare, o per parlare di qualcosa d’importante.

In fondo piazza Tito Lucrezio Caro è misteriosa, un po’ come il personaggio di cui porta il nome: un poeta e filosofo romano, vissuto nel I secolo a.C. e autore di un De rerum natura. Non si sa dove nacque, di lui si dice che impazzi dopo aver bevuto un filtro d’amore e che si suicidò a 44 anni.

Sembra un luogo freddo, malridotto, per nulla confortevole. Ma possiede una sua essenza peculiare:  è un angolo lento nella velocità della metropoli, così lontano da certe piazze scintillanti, tirate a lucido, dove nulla è lasciato al caso. Per capire la piazza bisogna adeguarsi a lei: fermarsi, liberare la mente e vedere che succede.


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