martedì 4 ottobre 2011

“Imparare dai neutrini”

di Matteo Mainardi

Se fossi stato Presidente della Repubblica avrei mandato un messaggio al Parlamento: “Imparare dai neutrini”.
Queste poche parole sarebbero potute risultare incredibili, stupide, sbigottenti ai più. La stampa si sarebbe lanciata in annunci denigratori nei confronti del Presidente. Repubblica avrebbe titolato: “Presidente da neuro”. Il Corriere della Sera: “Il Presidente è pazzo”. Forse solo qualche sparuta marnmaglia liberale e radicale ne avrebbe colto la profondità materialeed un poco einaudiana.

Si da il caso che, fatta la scoperta della velocità dei neutrini – e fatti trascorrere sei mesi per confutare possibili errori -, i ricercatori hanno pubblicato la loro scoperta su internet. La loro scoperta era aperta a qualsiasi tipo di critica. Come ben insegna la scienza ed il più filosofico fallibilismo, la verità si trova quando nessuna tesi può smontarne la teoria. Niente ideologie, niente preconcetti dietro la trasparenza più assoluta.

E cosa c’entra ora un Presidente della Repubblica in mezzo a ciò? Tirerebbe in ballo nei suoi richiami alla cooperazione tra le “forze politiche”, il concetto e l’esigenza della trasparenza nel “buon governo”. Come scrive Le Monde: “lo scetticismo come antidoto all’arroganza” per trovare soluzioni comuni e condivise essendo le forze politiche  a conoscenza completa di tutti i dati a disposizione e di tutti i risultati di ogni mossa programmatica. Non sarebbe la “straordinaria libertà intellettuale” della politica?

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