Milanesi che odiano le donne
di Milangeles
Oggi, sul dorso milanese del Corriere della Sera, Luigi Ferrarella racconta una storia particolare. In sintesi, è questa: lui stava con lei. O quanto meno i due avevano una relazione intima. Durante un rapporto sessuale, lui, sieropositivo, si sarebbe sfilato il preservativo, per trasmettere volontariamente la malattia alla ragazza. Il giornalista scrive infatti che, nel bel mezzo dell’atto sessuale, il protagonista della storia avrebbe detto alla giovane “che lo faceva apposta per infettare di Hiv lei e tutte le donne da lui odiate”.
Ovviamente l’articolo non è certo un fogliettone sentimental-noir sulla storia dei due: la notizia è che all’accertamento della verità si è arrivati grazie ad una seconda perizia sulla prova scientifica, che inizialmente aveva dato ragione all’infettatore seriale e torto alla vittima. Dopo questo secondo esame il primo è stato condannato e la seconda ha recuperato credibilità.
Non sapremo mai davvero e fino in fondo come sono andate le cose, ma io mi chiedo: cosa spinge un uomo ad arrivare ad odiare un certo numero di donne, al punto tale da premeditare di copulare con esse al solo scopo di trasmettere loro l’Hiv?
Forse sarà stato infettato a sua volta da un’altra donna, e ha deciso di vendicarsi contro l’intero genere? Oppure la parte della storia che non conosciamo – ad esempio, qualcosa che lei ha fatto a lui – sarebbe illuminante per leggere diversamente i fatti? Ed esistono davvero atteggiamenti o atti imperdonabili al punto tale da giustificare qualsiasi reazione?
Mentre mi interrogavo su questa strana storia, ho ritrovato nel pc una foto che scattai tempo fa ad una mostra. E mi sono chiesta se non sia meglio, a volte, portarsi tra le lenzuola solo un buon libro, come fa il soggetto del quadro.
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