domenica 4 dicembre 2011

Andrea scambia i suoi libri con i barter

di admin

Andrea Bizzocchi nel 2004 decide di cambiare vita, e da allora si occupa di stili di vita e agricoltura sostenibile perché vuole lasciare un mondo migliore alle sue due figlie ed alle generazioni che verrano. Nel suo ultimo libro “Non prendeteci per il Pil” racconta come ritrovare la libertà perduta e in questa intervista ci racconta il suo percorso. Quando gli abbiamo proposto il baratto dei suoi libri con i barter ha accettato entusiasta… come fare? Leggi l’intervista.

Andrea, dicci qualcosa di te.
Bhe’ , questa è una domanda a cui in realtà preferirei non rispondere perché non mi piace troppo parlare di me. Comunque credo di essere una normalissima persona come tutti che cerca di vivere il più coerentemente possibile con gli ideali in cui credo. Credo nella consapevolezza di vivere la vita come fosse un sogno. Vivere con spirito di avventura e meraviglia per il quotidiano. Ultimamente credo anche molto nella leggerezza e nel sorriso. Cambiare il mondo con il sorriso sulle labbra (non che mi riesca sempre ma ci provo) è molto meglio che tentare di cambiarlo arrabbiati. La rabbia genera rabbia, l’amore genera amore.

Perchè, ad un certo punto, decidere di diventare scrittore, cambiando vita?
Devo dirti che non ho deciso di diventare scrittore e tra l’altro non mi definisco affatto uno scrittore. Comunque una decina di anni fa sono entrato in crisi con questo sistema consumista e idiota che ci avvelena l’esistenza, che sfrutta popolazioni e risorse del Terzo Mondo e che alla fine non ci rende nemmeno felici ma l’esatto opposto. Da lì ho inziato un cammino di semplicità volontaria (o decrescita volontaria se si preferisce). Lo scrivere è accaduto lungo la strada ma come ti dicevo non mi considero uno scrittore e questo per due motivi. Il primo è che uno scrittore vero è un’altra cosa rispetto a me. Io scrivo ogni tanto e non ho idea se scriverò domani. Magari non scriverò più. I miei libri sono poi più di un “raccontatore” che di uno scrittore. Il secondo motivo è che secondo me definirsi per quello che si fa per vivere è estremamente limitativo. Non definisce la nostra persona, la limita piuttosto. Perchè definisci per quello che facciamo per vivere. A Parte il fatto che poi io faccio anche altre cose, l’orto, raccolgo le olive, faccio un po’ quello che mi capita. E poi se sei uno scrittore, o qualunque altra cosa, questo significa che sei anche schiavo dell’essere scrittore. Io sono un marito, un padre, un amico, un innamorato della vita, del sole, delle nuvole, della pioggia, della natura e tante altre cose… perché dovrei definirmi uno scrittore? L’anno scorso ho conosciuto un francese che gira il mondo con un camper sgangherato. Ha un bigliettino da visita che dice semplicemente “essere umano”. Secondo me non serve altro per definirsi. Anzi meglio ancora sarebbe non definirsi per niente.

Qual è il filo conduttore dei tuoi libri?
Direi certamente un connubio, un’armonia che spero possibile tra il vivere una vita consapevole e sostenibile e un sano desiderio di avventura per la vita. Non fraintendermi, quando dico avventura per la vita non significa viaggi e cose del genere. Significa alzarsi al mattino e ringraziare, significa mangiare e avere la gratitudine nel cuore, significa andare a dormire con la serenità di aver vissuto bene quel giorno che non tornerà e non con l’angoscia di averlo sprecato. E poi quasi sempre nei miei scritti c’è un tentativo di far prendere coscienza dell’importanza della Natura per le nostre vite, non solo da un punto di vista pratico ma anche psicologico. L’uomo non può stare bene in un ambiente malato, non solo perché l’uomo vive in quell’ambiente, ma piuttosto perché l’uomo “è” quell’ambiente. Fino a che non capiremo che noi e la Natura siamo la stessa cosa non risolveremo mai i cosiddetti problemi ambientali. I problemi ambientali non sono affatto ambientali. Sono problemi umani. C’è una grande differenza. Quando anni fa uscì il mio libro “Ritorno al passato” sul petrolio e sull’energia, tutti a farmi domande sul problema energetico e io tentavo di spiegare che noi non abbiamo un problema energetico ma piuttosto un problema “umano”, che genera un problema di stili di vita non sostenibili, che generano a loro volta un problema energetico (e anche ambientale ovviamente). Non sono i pannelli sul tetto (e meno ancora quelli nei campi) che ci salveranno. L’unica strada è cambiare il modo in cui vediamo la vita, quindi cambiare noi stessi, quindi cambieranno le nostre azioni. Alla fine il problema cosiddetto ambientale si risolverà da sé e senza neppure troppa fatica.

Come ti piacerebbe vedere il mondo fra 20 anni?
Troppo in là per i mie gusti. Credo molto nell’ “hic et nunc“. Ci credo completamente. Per me c’è solo la consapevolezza di vivere questo istante. Sono vivo in questo istante e tanto mi basta. Comunque sono fermamente convinto che sia già in essere un grande risveglio che se vuoi possiamo chiamare spirituale e che nonostante tutto mi fa essere fiducioso. E poi per ottenere le cose che vogliamo bisogna anzitutto crederci.

Cosa credi che ognuno di noi debba e possa fare per cambiare “il suo pezzo di mondo”?
Partire da dentro di sè. Alzarsi la mattina e guardarsi nello specchio, da solo e senza distrazioni. Se hai moglie e figli metti la sveglia mezz’ora prima e chiuditi in bagno da solo. Poi domandati cosa vuoi dalla tua giornata: essere più gentile, sorridere di più, consumare di meno. poi cercad i metterlo in pratica comsapevolmente. fai i programmi per il giorno non di sei mesi così puoi vedere i risultati all’istante ed esserne gratificato subito. Quando fai queste cose il mondo lo stai già cambiando. Scrissi questa cosa nel mio primo libro. Tutte le nostre azioni cambiano il mondo, in un verso o nell’altro, e se hai questa consapevolezza vedi tutto quello che fai diversamente. Non si può lottare contro la guerra e poi essere in guerra con la moglie, al lavoro, in macchina quando hai davanti uno che va piano. Un discepolo del monaco vietnamita Thich Nat Hanh gli chiese una volta che cosa si poteva fare per portare la pace nel mondo e lui rispose: “E nella tua famiglia come va? C’è abbastanza pace?”. Capisci, bisogna guardarsi dentro e cambiare noi stessi perchè il “fuori” non è altro che un riflesso del “dentro”. E’ un processo lungo, difficile e anche doloroso ma non ho dubbi che questo sia l’unico vero modo per diventare un vero essere umano e contestualmente cambiare il “nostro pezzo di mondo”.

Conosci il baratto? Cosa ne pensi?
Il baratto lo conosco e lo pratico il più possibile tanto che anche i miei libri sono disponibili a baratto (ndr per barattare i libri di Andrea scrivi a bizzo14@libero.it). E’ una delle cose più sensate per ridurre il consumo che sta avvelenando il pianeta ed è anche un modo per ricreare relazioni e rapporti più umani. Il baratto è un ottimo veicolo per la decrescita e, visti i tempi che stiamo vivendo, voglio che tutti sappiano che i “clubes de trueques” (i club del baratto) sono quelli che hanno tenuto a galla gli argetini nella loro crisi del 2001-2002. Servirà anche a noi.

Tutti i libri di Andrea Bizzocchi

Grazie!

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