venerdì 16 dicembre 2011

Anche questo è downshifting (aka Faccio un salto in Liguria)

di elle

Oggi, dopo averla perseguitato per mesi e mesi e mesi (!), ospito finalmente un post di Stima di Danno. Stima l’ho conosciuta per caso su Facebook, ormai più di un anno fa, quando ha rilanciato uno dei miei post dal profilo di Lucia/VoglioUnaMelaBlu (anche lei a lungo perseguitata: ma ne valeva la pena). Tra un like e un commento e una mail abbiamo scoperto di avere in comune una serie di cose, tra cui un posto con cui lei è riuscita a far pace un po’ più di me, con quei giri sorprendenti che a volte fa il destino e che sembrano tanto fili di luci natalizie (restiamo in tema). Insieme ad altre DonneDiMeraviglia che ho avuto il piacere di conoscere di persona alla fine di ottobre, Stima è un esempio di un fenomeno che, frequentando Internet da tanto tempo, (le chat prima, poi i client di messaggistica, poi i newsgroup, oggi i social network – diolavecchiaia), ho sperimentato un sacco di volte: se rischi e esci allo scoperto (che non ha niente a che fare con il mantenere l’anonimato o no), se esprimi un pezzetto di te in modo autentico, per un tempo abbastanza lungo, finisci per generare un campo di attrazione, che attira irrimediabilmente persone simili a te. A volte sono sconosciute, altre erano conosciute ma ti rendi conto che è il caso di ri-conoscerle, altre ancora, com’è il caso mio e di Stima, vi siete sfiorate per anni senza incrociarvi mai. Ma lo fate adesso, e il contatto si chiude e le lucine si accendono.
Due parole sul post, che in realtà è in tre parti (c’è il post leggero citato più sotto e il resto della storia). Downshifting non significa solo smettere di lavorare, o lavorare di meno. Può anche significare, o almeno io la vedo così, lavorare di più in termini di orario, ma con il cuore più leggero. È quello che è successo a Barbara.

Mi accingo a scrivere un post per Minimo. Laura mi ha dato carta bianca. Da tempo. E io so benissimo quale dovrebbe essere l’argomento per me, qui in questo blog: il lavoro. Tuttavia mi risulta difficile, per una volta, parlare di me. Ho un lavoro minimo, è vero, e il mio passo indietro rispetto ad un percorso professionale già un po’ bislacco non è stato voluto, è stato subìto. A giorni alterni scopro i vantaggi e gli svantaggi di questa situazione, ma fatico a trovare la chiave per parlare della faccenda senza sbattere troppi dettagli personali in rete. In questo momento non mi va, forse in futuro.

E così oggi scrivo di Barbara, di cui ho già accennato in questo post leggero.
Ne ho parlato prima con lei, ovviamente, un panzerotto nella mano sinistra e la penna nella mano destra, l’intervista che si trasforma in racconto coinvolgente ed in emozione empatica.
Lei è bionda, occhi chiari, minuta. Stupisce vedere come si accalora, appassionata ed orgogliosa. Ha carattere questa donna!

Ed eccola, la voce di Barbara:

“Sono sposata ed ho una figlia preadolescente. Per molti anni ho lavorato in una società multinazionale tedesca nell’ufficio acquisti e logistica. Entrata come centralinista part time, senza titolo di laurea, ho fatto la classica scalata, raggiungendo un ruolo di responsabilità e coordinamento di risorse che doveva essere formalizzato con una promozione significativa. Era un ambiente quasi esclusivamente maschile, dove ho visto e sopportato di tutto e dove ogni mio avanzamento di carriera era commentato con pettegolezzi infondati. Ho sempre ignorato tutto questo, dritta per la mia strada.
Ad un certo punto però mi sono trovata al centro di una vicenda di mobbing, che per un po’ ho subito, con conseguenze sulla mia salute e sulla mia serenità.
Ho reagito, mi sono tutelata con un legale, ho raggiunto una transazione a me favorevole.
E ho cambiato vita, buttandomi in una nuova avventura: questa attività”.

La nuova avventura di Barbara si chiama A Fugàssa ed è un piccolo negozio dove si vende cibo da asporto, con forte prevalenza di specialità liguri e lunigiane. Un forno professionale, un bancone, due tavolini.
Tutto qui, si potrebbe dire, se non fosse che non mi risultano molti locali milanesi dove si possono gustare la vera focaccia genovese, la focaccia di recco, la farinata appena sfornata…

“Mi è sempre piaciuto cucinare – prosegue Barbara – e quando mi è capitata l’occasione di poter sfruttare questo negozio per la mia idea ho subito colto la palla al balzo, investendo la mia liquidazione.
Si tratta di una vera e propria passione, quando posso frequento anche corsi professionali. Il più recente riguardava il pandolce genovese, per Natale ne preparerò un po’.
Da quando ho aperto A Fugàssa ho cambiato vita, umore, qualità del sonno! Ho orari più elastici, torno a casa stanca e un po’ più tardi rispetto a quando ero in ufficio, ma fortunatamente mia figlia sta crescendo e impara a gestirsi le ore in cui è a casa da sola.
Certo, a volte ho paura. Al momento non ho ancora raggiunto la fase del guadagno, ma posso dire che negli ultimi mesi la focacceria si sta facendo conoscere ed apprezzare. Anche se in questa posizione è un po’ dura fare i grandi numeri”.

Certo, la zona è quello che è: periferia residenziale, pochi uffici, all’interno di un complesso condominiale e quindi con poco passaggio… Ci vorrà tempo, il lato positivo è che la concorrenza è davvero poca e per gli abitanti dell’isolato può essere comodo poter contare tutti i giorni su un punto vendita di pane fresco e altre golosità ben più caratteristiche.

Ma forse è proprio qui la scommessa di Barbara: portare una nota di personalità in un luogo anonimo della città. Il suo locale è un piccolo puntino luminoso e profumato in questo inverno particolarmente grigio.
Ed ecco che qui – tra un panzerotto, una farinata, una focaccia farcita, una torta salata, gli sgabei… – ci troviamo a fantasticare su micro-strategie promozionali, progetti di espansione, iniziative aggreganti per diventare un riferimento nell’anonimo quartiere.

Che ne direste se, ad esempio, A Fugàssa diventasse un punto di bookcrossing per il quartiere? Farinata e Fenoglio, Sgabei e Sgalambro… suonano bene, no?

Per chi vuole farsi venire l’acquolina in bocca, ecco la pagina Facebook e il blog .
Se capitate a Milano, in zona Inganni-Bisceglie, andate a cercarla. “Faccio un salto in Liguria!” diciamo noi, in ufficio. Ci si arriva con la MM Rossa, in Liguria.

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