venerdì 13 gennaio 2012

C’era una volta

di elle

C’era una volta una principessa che viveva in un castello pieno di cose. C’erano mobili preziosi, e sopra i mobili cornici d’argento, e dentro le cornici tante fotografie di persone sorridenti. C’erano piatti e bicchieri e posate. C’erano armadi pieni di vestiti. C’erano le cravatte del re, i gioielli della regina, e tutti gli abitini e le scarpine della principessa. C’erano tantissime librerie, piene di libri impilati uno sull’altro. C’erano giocattoli, e una volta l’anno la principessa si alzava e trovava la sala del trono piena di altri giocattoli, tanti, tantissimi, e vassoi pieni di dolci, e lei rideva ed era felice, e il re e la regina la guardavano ridere ed erano felici anche loro.

Poi, un brutto giorno, la regina divenne tanto triste, e si ammalò. Non sorrideva più, non mangiava più, e il re fece venire al castello tutti i medici del regno perché la curassero, ma nessuno riuscì a capire quale malattia avesse. E il re decise che, se non poteva guarirla, almeno l’avrebbe fatta felice. Si ricordò della sala del trono piena di giocattoli, chiamò a raccolta i suoi sudditi e chiese a ognuno di portare alla regina un regalo per restituirle il sorriso. E al castello iniziarono ad arrivare cose minuscole e cose grandi, cuccioli e pellicce, oro e argento, profumi e giocattoli musicali, orsi ballerini e acrobati. Tutti volevano trovare l’oggetto magico che avrebbe fatto felice la regina, e sulla strada che andava al castello ogni giorno c’era una folla di persone in fila, ciascuna con il suo regalo in mano, che aspettava pazientemente di essere ammessa nella stanza della regina, per consegnarglielo. Lei guardava ogni cosa, se la rigirava tra le mani, a volte si illuminava per un attimo, e allora tutti rimanevano con il fiato sospeso, sperando che fosse finalmente il regalo giusto; ma ogni volta il sorriso si spegneva, la regina si lasciava ricadere tra i cuscini, e tutti facevano “ooohhh” per la delusione e la tristezza.

I sudditi del regno erano così occupati a cercare il regalo giusto che piano piano avevano smesso di lavorare: il grano non veniva raccolto, la frutta marciva sugli alberti, e le stanze del castello diventavano sempre più buie e fredde, perché nessuno più si preoccupava di pulire, di cucinare, di accendere le luci e il fuoco nei camini.

Il re andava a caccia nel bosco e ci rimaneva per giorni interi; e la principessa si aggirava per le stanze buie, tra le cataste di oggetti che diventavano sempre più alte e polverose. A volte vedeva qualcosa luccicare nel buio, e le pareva di desiderarlo così tanto, allungava la mano e si metteva in punta di piedi per raggiungerlo: tutta la pila crollava, e il rumore di mille oggetti di legno metallo stoffa che rovinavano sul pavimento rimbombava appena nelle stanze troppo piene. La principessa si sentiva sola, e alla fine smise di andarsene in giro perché tutti quegli oggetti non le piacevano più, non la rendevano più felice e anzi le facevano paura. Le sembrava di sentirli sussurrare cose cattive nel buio, che ogni catasta scricchiolasse quando lei passava, come se fosse pronta a crollare e seppellirla per sempre. Si rinchiuse nella sua stanza e pianse e pianse e pianse. Poi, un bel giorno, decise che era stufa di piangere: mise in un baule i suoi vestiti e i suoi libri, prese con sé le monete d’oro della sua dote, e se andò dal castello, attraversando tutte le stanze piene di cose. La regina dormiva, sprofondata tra i cuscini, e nessuno ebbe il coraggio di svegliarla; e il re era a caccia, lontano lontano nel fitto del bosco, e quando finalmente rientrò e gli dissero che la principessa se n’era andata, sorrise di un sorriso triste, poi si strinse nelle spalle e disse “È tanto brava la mia principessa, sono sicuro che se la saprà cavare a meraviglia e sarà felice”.


Fu così che la principessa andò per la sua strada, sempre trascinandosi dietro il suo baule. Non capiva il valore delle monete d’oro, perché non aveva mai avuto bisogno del denaro, e non sapeva fare nessun lavoro, perché non era previsto che dovesse mai guadagnarsi da vivere. Ma piano piano imparò: andò a vivere in una casetta piccolissima senza mobili e senza televisione, e anche se non c’entrava nulla con la sua nuova vita di ex-principessa, conservò anche il baule con i vestiti di raso e i libroni sui quali aveva studiato. I vestiti erano gli unici che aveva, e li metteva anche per lavorare nei campi o nella stalla, anche se tutti la prendevano in giro e le veniva da piangere vedendo come si strappavano e si macchiavano; e i libroni le facevano compagnia, anche se la storia e la matematica e il francese nella sua nuova vita non le servivano a nulla.

Il tempo passava, e la principessa, che non era più una principessa, ogni tanto riceveva notizie del re e della regina. Nulla era cambiato al castello: e malgrado fosse duro vivere senza più servitori, giocattoli, bei vestiti o tavole imbandite, e malgrado avesse le mani rovinate e piene di calli, e la pelle bruciata dal sole, la principessa era felice di essere scappata dalle cataste di oggetti polverosi e dal buio del castello, perché nella sua piccola casa non c’era più nulla che scricchiolasse e sussurrasse cose cattive nel buio.

Un bel giorno la principessa scoprì di avere il dono magico e prezioso di riuscire a far parlare le persone tra loro, aiutandole a capirsi meglio. La voce si sparse, la gente arrivava da lontano per farsi aiutare, e lei diventava sempre più brava. I suoi servizi erano preziosi e le fruttavano tante monete d’oro: non doveva più lavorare nei campi o nella stalla, ed era andata a vivere in una casa più bella e più grande, piena di luce e con stupendi arazzi alle pareti. Il tempo passava e pian piano la casa iniziò a riempirsi di meravigliosi oggetti, nuovi libri e nuovi vestiti.


Un altro bel giorno, la principessa incontrò un principe bellissimo, con gli occhi azzurri e i capelli biondi e un cappello con la piuma. Si innamorarono perdutamente, e la casa della principessa era così bella che il principe decise di lasciare il suo castello e di andare a vivere con lei, e insieme continuarono a rendere la casa sempre più bella, sempre più piena di oggetti meravigliosi e magici, finché lo spazio non bastò più e decisero di lasciarla e trasferirsi in un’altra casa, ancora più grande e più bella, con tutti i loro oggetti. Ci vollero decine e decine di bauli per trasportare tutto da una casa all’altra, ma il principe e la principessa si amavano ed erano felici e amavano i loro oggetti e i loro libri e i loro abiti, e li sistemarono a uno a uno nella nuova casa, e ne comprarono altri ancora, finché la casa fu così bella e perfetta che non c’era più nulla da comprare.

Fu allora che la principessa si rese conto che lei e il principe assomigliavano sempre di più al re e alla regina, e che la loro bellissima casa sembrava sempre di più un castello pieno di cataste di cose. E si sentì male, e cominciò a studiare e a studiare, perché aveva paura che un giorno anche lei si sarebbe ammalata, che nulla l’avrebbe più fatta felice; che tutto sarebbe diventato buio e polveroso, e lei e il principe non sarebbero più riusciti a ritrovarsi e ad abbracciarsi, persi tra tutte le cose che li circondavano. Finché, cercando e cercando, in un antico libro di magia trovò la “Formula Magica Per Liberarsi Dalle Cose e Vedere Tutto Con Occhi Nuovi”, che diceva così:

Ingredienti: 100 grammi di voglia di respirare, 100 grammi di desiderio di ricominciare, un pizzico di coraggio, un po’ di menefreghismo, supporto q.b.
Procedimento: mischiare tutto, chiudere gli occhi e bere senza pensarci nemmeno un secondo”

La principessa ne parlò con il principe e insieme decisero di preparare la pozione e di berla tutta d’un fiato. Quando riaprirono gli occhi, tutto era cambiato: si resero conto che la loro bellissima casa era così piena di oggetti che non c’era più spazio per muoversi; la principessa sentì di nuovo, dopo tanti anni, le cose sussurrare segreti cattivi e scricchiolare minacciose, e anche il principe le sentì. Si guardarono e furono subito d’accordo: iniziarono a svuotare la casa di tutto quello che era superfluo, vendettero e regalarono e buttarono ancora ancora e ancora, finché non sentirono più sussurrare e scricchiolare, furono finalmente liberi dalle cose e vissero felici e contenti fino alla fine dei loro giorni.

[Ho scritto questa "cosa" di getto, in paio d'ore. Dopo mi sono sentita svuotata, vagamente affamata, e un po' commossa. Se vi sembra senza senso, abbiate pazienza e non perdete tempo a pensarci su, probabilmente il senso ce l'ha solo per me. Insomma, c'è la pet-therapy, e c'è la blog-therapy. Ma occhio: la formula magica è protetta da copyright e... funziona]

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