La lista nozze in banca
di elle
Oggi prendo spunto dalla 27° ora del Corriere che parla, in toni vagamente scandalizzati, della nuova (?) tendenza degli sposi prossimi a inserire il proprio IBAN nella partecipazione, chiedendo direttamente un bonifico, anziché una quota viaggio o un robot da cucina.
Premesso che mi pare si sia sempre usato fare agli sposi dei regali in denaro (le famose, o famigerate, “buste” consegnate durante il ricevimento per intenderci), a me sembra un’idea intelligente e piacevolmente diretta. Le classiche liste nozze, in agenzia viaggi o in un qualsiasi negozio, vanno ovviamente benissimo, ma dire che sono più “eleganti” e più “rispettose del galateo”… mi fa un po’ ridere. Ho l’impressione che, in questo come in altri casi, si invochi il galateo (senza sapere bene cosa sia, peraltro) per giustificare uno spreco enorme in nome del solito “cosa penserà la gente”. Del resto, il matrimonio è un ambito molto delicato, da questo punto di vista, che probabilmente richiederebbe e meriterebbe una serie di post a sé
“Dove è finito il piacere di ricevere un oggetto, ricordo anche di un legame amicale?” si chiede la giornalista, con tanto di corsivo in evidenza. Questa frase mi suona così profondamente sbagliata da così tanti punti di vista, che non so da dove cominciare!
A tutti, me compresa, fa piacere ricevere un regalo: ma deve per forza essere un oggetto? Tralasciando i casi in cui i regali di nozze vengono fatti non per affetto ma perché si deve e basta (!), non so voi, ma io non ho bisogno di oggetti per ricordarmi dei miei amici. Semplicemente, fanno parte della mia vita: sarebbe come dire che ho bisogno di un paio di scarpe per ricordarmi che ho i piedi. E inoltre, spero sinceramente che, in occasione di un matrimonio, i ricordi che riuscirei a creare per me e per i miei amici sarebbero ben altri.
Detto questo, la classica lista nozze lavatrice-frullatore-serviziodipiatti ormai è inutile perché, in genere, chi si sposa ha già messo su casa. E anche quando non fosse così, perché questa idea del bonifico fa così orrore?
Apparentemente, dobbiamo per forza nasconderci dietro gli oggetti (tanti dei quali andranno a ingrossare le file dell’inutile e del superfluo), e cercare a tutti i costi di imbellettare quello che in realtà è un fatto molto semplice: la convenienza (il famoso galateo!) detta che, se vengo invitato a un matrimonio, io debba spendere una certa cifra per fare un regalo gli sposi; cifra della cui entità, tra l’altro, nel caso della lista nozze i destinatari vengono comunque a conoscenza. Lo posso fare con sincera gioia oppure storcendo il naso ma, in entrambi casi, tra bonifico e frullatore, cosa cambia?
A conferma di questa apparente esigenza di indorare a tutti i costi la pillola del regalo in denaro, l’articolo suggerisce una serie di alternative: mi è piaciuta particolarmente l’idea della lista nozze “virtuale”… dove virtuale non sta per “digitale” ma per “finta”! Gli invitati pensano di stare regalando un oggetto, ma in realtà gli sposi ricevono il suo valore in denaro (e chi gestisce la lista si prende una percentuale). Complimenti: questa sì che è un’idea elegante!
E la critica a chi sceglie di devolvere in beneficenza i propri doni di nozze, perché “si fa beneficenza con i soldi degli altri”? Dato che gli invitati, sempre per il famoso galateo, sono di fatto tenuti a spendere (semmai è questo che a me sembra poco elegante), mi pare un gesto bello e disinteressato che (evita il proliferare di oggetti inutili e) produce un risultato positivo. Ma forse sono io che sono poco elegante.
Sia come sia, se e quando io e Marco ci sposeremo, potete giurare che la strada sarà quella dell’IBAN o similare: e se qualcuno lo troverà poco elegante o poco rispettoso del galateo, che si senta libero fin d’ora di non regalarci nulla, non ci offenderemo
Cosa ne pensate? L’idea dell’IBAN nella partecipazione vi fa venire la pelle d’oca? Come vi siete comportati in occasione del vostro matrimonio? Potendo, oggi, cambiereste “modalità”? E per chi ancora non è sposato, come pensate di comportarvi se e quando?
(nella foto, le fedine che io e Marco ci siamo comprati il giorno della firma del compromesso per la nostra casa, nel 2006, e che portiamo da allora)
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