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di elle
Dopo un periodo piuttosto loffio, tra ottobre e novembre 2011, il lavoro ha ripreso a ritmi abbastanza serrati, e questo significa che ho molto meno tempo da dedicare a minimo. Mi dispiace particolarmente, perché l’anno è cominciato con un boom di visite e con una serie di discussioni interessanti a vivaci, sia qui (nei commenti) che su Facebook. Crescono le visualizzazioni, i fan della pagina, le persone che mi seguono su Twitter. E iniziano a succedere anche altre cose.
La settimana scorsa ho chiesto la vostra opinione sulla pubblicità all’interno dei blog, e in particolare di questo: mi sono tenuta volutamente sul vago, ma la domanda non nasceva tanto dalla volontà di inserire pubblicità su minimo, quanto dal fatto che, a inizio anno, sono stata contattata da una società che vende link. Ovvero, mi sarebbero stati proposti collegamenti più o meno a tema, che avrei dovuto inserire nei miei post, dietro compenso.
Anche se non aspiro a diventare una cosiddetta “blogger professionista”, visto che ho già un lavoro e lo amo molto, non sono contraria alla pubblicità in questa sede, purché sia fatta in un modo trasparente e corretto (che vuol dire anche coerente). Non ho nessun problema a segnalare un’attività o un prodotto (vedi gli ebook o il Kindle) che considero valido, e non ritengo squalificante il fatto di guadagnare qualcosa tramite questa segnalazione; questo ha voluto dire inserire qua e là, ma soprattutto nella pagina dedicata ai Consigli di lettura, i cosiddetti affiliate link che (come ho già spiegato credo duemila volte; ma ci tengo che questo punto sia chiaro), consentono a voi di acquistare quel determinato oggetto o libro (senza sovrapprezzo ovviamente), e a me di ricevere una percentuale del prezzo di acquisto. Di recente ho aderito al programma di affiliazione di Amazon, che mi consente di inserire questo tipo di link dove voglio, senza banner o altre brutture, e soprattutto di decidere liberamente a quanti e quali prodotti fare pubblicità.
Per capirci, da quando abbiamo avviato minimo, con i proventi di questi link ci siamo più o meno ripagati l’hosting, passando qualche mese fa a un gestore di dominio un po’ più serio. Non ci stiamo certo guadagnando, e in definitiva nemmeno ci interessa: per me si tratta soprattutto di un altro modo per avere riscontro da chi mi legge.
Tutto questo per dire che, quando ho ricevuto la proposta di cui sopra, non ho detto no per partito preso: ho chiesto altre informazioni, e ho scoperto che sì, avrei potuto decidere quali collegamenti inserire, senza minimi o massimi imposti, ma avrei avuto anche l’obbligo di “mantenere la massima riservatezza”. In una parola, tentare di farvi ingoiare pubblicità nei post senza dirvi nulla. L’ho trovata una cosa piuttosto sgradevole (!), oltreché stupida: dubito che vi sarebbero voluti più di cinquanta secondi per capire cosa fossero quei collegamenti, e dubito anche che ci avrei fatto una bella figura… Avreste avuto ragione di pensare che mi fossi bevuta quel poco di neuroni che ancora mi rimangono. Ho rifiutato, spiegando le mie ragioni.
Poco tempo dopo ho ricevuto un’altra proposta, questa volta tramite una conoscenza di social network: questa persona lavora per un’azienda che mette a punto un programma nutrizionale personalizzato basato sull’analisi del DNA, e mi ha chiesto se sarei stata interessata a ricevere gratuitamente il programma in cambio dell’impegno a seguirlo per 6 mesi (in associazione a un piano di allenamento), e a parlarne sul blog e sui vari SN. Una richiesta molto diversa dalla precedente, ovviamente: prima di tutto perché la cosiddetta pubblicità sarebbe stata totalmente trasparente. Ho rifiutato, anche se a malincuore, perché non mi sarebbe sembrato granché coerente “proporvi” un servizio che, per quanto sicuramente serio e valido, non è esattamente qualificabile come “minimo”. Insomma, ero interessata alla cosa personalmente (e sarei stata anche ben felice di “dare una mano” al mio conoscente, perché no), ma non mi sono sentita di supportarla come blogger, con il seguito (poco o tanto che sia) che posso avere qui e altrove. Però, se mi legge, voglio ringraziarlo ancora della proposta, che mi ha lusingato, e augurargli in bocca al lupo
A prescindere dalla modalità (e dal fatto che, come tutti, sono allergica ai popup, alle scritte che lampeggiano e alle pagine con più Google Ad che contenuti; di conseguenza, difficilmente ve le proporrò), come ha osservato qualcuno nei commenti, fare pubblicità su minimo è un po’ “difficile”: volendo, sono già incoerente nel momento in cui vi suggerisco di acquistare qualsiasi cosa. Ho detto più volte che il problema non è comprare, ma farlo in modo consapevole (e questo vale per qualsiasi azione); ma sicuramente ci sono ambiti di consumo, chiamiamoli così, che mi sento di sostenere più di altri, perché penso siano più in sintonia con quello che è minimo.
Come dicevo sopra, un lavoro ce l’abbiamo e per fortuna continua a permetterci di pagare il mutuo: quindi non punto tanto al guadagno economico, quanto a diffondere qualcosa in cui credo e a ottenere un riscontro. Il che mi porta alla terza proposta che ho ricevuto di recente (l’avevo detto, no, che il 2012 era iniziato in modo interessante?): Francesca di AccademiA mi ha invitato a parlare della nostra esperienza presso di loro. Sono stata a conoscere lei e Marco la settimana scorsa, ne abbiamo parlato e ci siamo bevuti un buonissimo tè all’arancio. Ho ammirato adeguatamente la loro sede (andate a dare un’occhiata al sito!) e fatto anche una serie di foto (una la vedete qui sopra). Non so nulla di coaching e di counseling, non ho seguito nessuno dei loro corsi, non posso e non voglio dirvi che sono validissimi, che cambieranno la vostra vita e che dovete iscrivervi subito. Quel che posso e voglio dirvi che loro mi sono piaciuti, che credo ci siamo trovati in sintonia e che, quando ho visto pubblicato il mio nome qui mi sono emozionata
Se siete a Milano e avete voglia di venirmi a sentire mentre parlo di com’è nato minimo e perché, di decluttering, smaller living e altre cose che finiscono in -ing (o, più probabilmente, mentre tento di parlarne e m’impappino penosamente), fatevi vivi in via Federico Confalonieri 11, l’8 febbraio a partire dalle 19. Non c’è bisogno di dire che sarò felicissima di conoscervi di persona.
L’altra cosa che vi avevo chiesto: un’opinione su un eventuale forum collegato a minimo. L’idea mi è venuta perché ultimamente nei commenti si creano vere e proprie discussioni, spesso con spunti interessanti. La reazione mi è parsa generalmente positiva, e il mio prode consulente informatico personale ci sta lavorando. Stay tuned
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